Orari di apertura
Mercoledì – Domenica, 11:00 – 18:00

Cinema Galleggiante 2026

8 Settembre 2026 | 19:30 – 22:00

Photo: Riccardo Banfi. Courtesy of Riccardo Banfi and Microclima 2025
Data

Martedì 8 settembre, 19:30 – 22:00

Luogo

Sacca Fisola, Venezia

Information

Biglietti disponibili al sito cinemagalleggiante.it

Anche quest’anno TBA21–Academy / Ocean Space partecipa a Cinema Galleggiante ~ Acque Sconosciute, la rassegna culturale che porta tra le acque di Sacca Fisola proiezioni, performance e musica dal vivo.

 

Martedì 8 settembre presentiamo tre opere cinematografiche accomunate dal tema della restituzionedi terre, memorie e oggetti — e dalla domanda su chi abbia il diritto di raccontare, preservare e tramandare la storia. Al centro di tutte e tre le opere si trova un’unica, urgente domanda: cosa significa reclamare ciò che è stato sottratto quando i sistemi di potere che attuano lo spossessamento controllano anche le modalità della restituzione?

 

The Incidental Insurgents Part 1 (2012/2013) di Basel Abbas e Ruanne Abou-Rahme riflette su come le storie di ribellione vengano raccontate, riscritte o cancellate, e sulla possibilità di immaginare nuove forme di resistenza nel presente. 

 

Foragers (2022) di Jumana Manna trasforma un gesto quotidiano — la raccolta di piante selvatiche commestibili da parte delle comunità palestinesi nelle alture del Golan, in Galilea e a Gerusalemme — in un gesto di resistenza e appartenenza, mostrando come persino il legame più elementare con la terra possa essere criminalizzato. 

 

The Moon Says It's in Vienna (2026) di Khadija von Zinnenburg Carroll segue la Maschera di Iyagbon all’interno del Weltmuseum di Vienna, ponendo al centro la questione di chi custodisca la memoria e a chi essa appartenga realmente.

 

Queste proiezioni fanno parte dell’impegno costante di TBA21–Academy nel porre al centro le voci di coloro ai/alle quali sono state sottratte terre, oggetti e storie. L’evento si svolge in solidarietà con il popolo palestinese e nello spirito di Palestine is Everywhere, l’antologia co-pubblicata da TBA21 che raccoglie testimonianze, poesie e opere d’arte provenienti da Gaza e non solo, come atti di resistenza e testimonianza.

La serata è inoltre un invito a visitare Tides of Return, la mostra attualmente in corso presso Ocean Space, aperta fino all’11 ottobre.

Programma

  • The Incidental Insurgents, Part 1: The Part about the Bandits, Chapter 2, di  Basel Abbas and Ruanne Abou-Rahme (2012/2013)

Nella loro opera in tre parti The Incidental Insurgents, Basel Abbas e Ruanne Abou-Rahme indagano l'intricata rete di storie, geografie e momenti rivoluzionari che scrivono e riscrivono le narrazioni della resistenza. Ciascuna delle tre parti della serie è composta da un'opera audiovisiva inserita all'interno di un'installazione più ampia.

 

In The Part About the Bandits, prima parte della serie The Incidental Insurgents, il duo intraprende un'indagine introspettiva sul ruolo dell'artista nei tempi di crisi. La ricerca ha avuto inizio nel 2011, quando gli artisti hanno approfondito le vicende degli “insorti accidentali”, tra cui Victor Serge e i suoi contemporanei, anarchici e banditi della Parigi dei primi del Novecento; Abu Jilda e Arameet, insieme alla loro banda coinvolta nella ribellione contro il dominio britannico nella Palestina degli anni Trenta; il poeta-artista come bandito per eccellenza nel romanzo I detective selvaggi di Roberto Bolaño, ambientato nel Messico degli anni Settanta; e gli stessi artisti nella Palestina contemporanea.

 

Seguendo i sottili fili narrativi che erano riusciti a rintracciare, Abbas e Abou-Rahme hanno avviato confronti con studiosi esperti delle vicende dei singoli banditi, oltre a consultare archivi nazionali e internazionali che conservavano ritagli e documenti dimenticati su queste figure solo apparentemente eterogenee. Ciò che hanno scoperto rivela la natura stessa delle narrazioni rivoluzionarie, mettendo in luce tanto ciò che viene omesso quanto il profondo significato di tali esclusioni.

  • Foragers, di Jumana Manna (2022)

Foragers racconta, con un umorismo sottile e un ritmo contemplativo, le vicende legate alla raccolta di piante selvatiche commestibili in Palestina/Israele. Girato sulle Alture del Golan, in Galilea e a Gerusalemme, il film combina finzione, documentario e materiali d'archivio per mostrare l'impatto delle leggi israeliane sulla tutela della natura su queste pratiche tradizionali.

 

Le restrizioni vietano la raccolta dell’’akkoub, una pianta simile al carciofo, e dello za’atar (timo), e hanno portato all'emissione di multe e all'avvio di procedimenti giudiziari nei confronti di centinaia di persone sorprese a raccogliere queste specie autoctone. Per i palestinesi, tali leggi rappresentano un velo ecologico che maschera una legislazione volta a espropriarli ulteriormente della loro terra, mentre i rappresentanti dello Stato occupante rivendicano la propria competenza scientifica e il dovere di proteggere l'ambiente.

 

Seguendo il percorso delle piante, dalla raccolta in natura alla cucina, dagli inseguimenti tra i raccoglitori e gli ispettori della tutela ambientale fino alle aule dei tribunali, Foragers restituisce la gioia e il sapere custoditi da queste tradizioni, insieme alla loro capacità di resistere a una legislazione proibitiva. Ridefinendo i termini e i limiti della conservazione, il film solleva interrogativi sulla politica dell'estinzione: chi decide cosa debba scomparire e cosa, invece, abbia il diritto di continuare a vivere.

  • The Moon Says It's in Vienna, di Khadija Von Zinnenburg Carroll (2025)

The Moon Says It's in Vienna è il secondo film della trilogia di Khadija von Zinnenburg Carroll. In continuità con l'omonima performance poetica, presentata da Khadija von Zinnenburg Carroll e Samson Ogiamien in occasione dell'inaugurazione di Tide of Returns presso Ocean Space, il film segue la Maschera di Iyagbon mentre entra nel Weltmuseum di Vienna per confrontarsi con la collezione dei Bronzi del Benin custodita dall'istituzione.

 

La maschera, realizzata da Samson Ogiamien — un amalgama immaginario di tutti i Bronzi del Benin saccheggiati durante l'invasione britannica di Benin City nel 1897, insieme a quelli successivamente restituiti — mette in scena un rituale di memoria, lutto e restituzione.

 

Attraversando il museo come testimone e al tempo stesso come antenato, la maschera richiama a casa le opere disperse, trasformando lo spazio espositivo in un luogo in cui la violenza coloniale, la memoria culturale e il ritorno spirituale si intrecciano. Il film immagina il rimpatrio non soltanto come la restituzione di oggetti, ma come un rituale continuo di riparazione.

Informazioni

Prenotazione necessaria al sito www.cinemagalleggiante.it.


Apertura ore 18:00, primo imbarco ore 19:30, inizio proiezioni ore 20:00.

Biografie

Basel Abbas e Ruanne Abou-Rahme collaborano attraverso una pluralità di pratiche che comprendono suono, immagine, testo, installazione e performance. La loro ricerca si concentra sulle intersezioni tra performatività, immaginari politici, corpo e virtualità. Attraverso i loro lavori indagano un panorama contemporaneo segnato da una crisi apparentemente permanente e da unpresente senza fine, modellato da una politica del desiderio e della catastrofe. Negli ultimi anni hanno sviluppato un corpus di opere che mette in discussione questa sospensione del presente, cercando le condizioni per l'emergere di un immaginario e di un linguaggio radicalmente altri, non vincolati alle narrazioni e ai discorsi coloniali e capitalistici. Nei loro progetti scavano, riattivano e inventano narrazioni, figure, gesti e luoghi marginali o accidentali, trasformandoli in materia per reimmaginare le possibilità del presente. Riflettendo spesso sulla non linearità del tempo, attraverso idee di ritorno, amnesia e déjà vu, le loro opere mettono in luce gli slittamenti tra realtà e proiezione (virtualità, mito, desiderio), tra ciò che è e ciò che potrebbe essere. Il loro metodo si fonda in larga misura sul campionamento di materiali preesistenti e autoprodotti — suoni, immagini, testi e oggetti — successivamente ricomposti in «copioni» del tutto nuovi. Ne risulta una pratica che indaga le possibilità politiche, sensibili e materiali del suono, dell'immagine, del testo e del luogo, assumendo la forma di installazioni multimediali e performance audiovisive dal vivo.

 

Jumana Manna è un'artista visiva e regista che vive e lavora tra Gerusalemme e Berlino. La sua ricerca esplora le articolazioni del potere attraverso il corpo, il territorio e la materialità, in relazione alle eredità del colonialismo e alle storie dei luoghi. Muovendosi tra linguaggi apparentemente eterogenei — il cinema, la scultura astratta e il collage — Manna indaga il modo in cui i corpi in azione, i frammenti materiali e i paesaggi desiderano e raccontano passati, presenti e futuri che eccedono le violenze loro imposte. Il suo lavoro affronta inoltre i paradossi della conservazione, in particolare in relazione alle pratiche legate alla terra e alla legislazione, esplorando la tensione tra le tradizioni moderniste della classificazione e della tutela e il carattere indisciplinato della rovina, della vita e della rigenerazione.

 

Khadija von Zinnenburg Carroll, nata in Australia, è un’artista e regista. È Prof. di Storia e Direttrice del progetto europeo Horizon 2020 REPATRIATES: Artistic Research in Museums and Communities in the Process of Repatriation from Europe, nonché del collettivo di artisti e ricercatori che vi partecipano. Ha conseguito un dottorato in Storia dell’Arte presso l’Harvard University ed è autrice dei libri Art in the Time of Colony; The Importance of Being Anachronistic: Contemporary Aboriginal Art and Museum Reparations; Botanical Drift; Bordered Lives: Immigration Detention Archive; The Contested Crown: Repatriation Politics between Mexico and Europe e del prossimo Voyages of Belongings: Art and Repatriation, basato su questo progetto. Lavorando con tessuti, fotografia, video e installazioni, affronta strutture coloniali e patriarcali, utilizzando il proprio corpo e la propria storia (anche ancestrale) come strumenti di trasformazione collettiva ed esplorando come le relazioni con il fittizio, l’immaginario e gli esseri non umani costituiscano modalità per (ri)costruire identità individuali e collettive. La sua pratica artistica è stata esposta a livello internazionale in sedi quali La Virreina Centre de la Imatge (Barcellona), Manifesta 14 (Pristina), la 16a Bienalsur (Buenos Aires), la Bienal Sur (Cúcuta 2019), nGbK Berlin e Wiener Festwochen (Vienna), oltre che in vari festival cinematografici internazionali. Ha inoltre curato mostre al Weltmuseum Wien, ai Wiener Festwochen e al District School Without Center (Berlino).